CARATTERISTICHE DELLA SPIRITUALITÀ DELLA MADRE
1 – Amore forte e fedele per Gesù
2 – Fiducia e abbandono in LUI
3 – Nostalgia del Tabernacolo (come segno del suo amore eucaristico)
4 – Preghiera e contemplazione
5 – Consolazione
6 – Dilezione fraterna
“… forte come la morte è l’amore
“Le grandi acque non possono spegnere l’amore
né i fiumi travolgerlo”
(Cantico 8,6 e 7)
“Chi ci separerà dall’amore di Cristo?
Forse la tribolazione, l’angoscia,
la persecuzione, la fame, la nudità
il pericolo, la spada?
Ma in tutte queste cose
noi siamo vincitori per virtù di
Colui che ci ha amati”
(Rom 8,35 e 37)
Diceva sovente alle Suore: “Quando Gesù vuole una cosa da noi non dobbiamo mai venire a transizioni, ma dobbiamo accontentarlo in tutto, ci costasse anche la vita.
La gloria di Gesù soprattutto.
Noi abbiamo a che fare con uno sposo buono, nobile, generoso. Provate e vedrete con quale e quanta misura Gesù paga i sacrifici fatti per la sua gloria”.
“Figliuole non operate mai per essere pagate dal mondo. Fortunate voi se i vostri sacrifici non sono conosciuti né approvati dal mondo. E’ segno che avete lavorato per il Signore. Ricordatevi che la nostra Congregazione è fondata sull’umiltà e il Signore la benedirà fin quando si conserverà questo spirito. Vi dico la verità: quando le Suore ritornano a casa e mi dicono: abbiamo fatto questo e quest’altro, siamo state riconosciute ed approvate, rispondo loro: Povere figliuole, dovete sperare ben poca ricompensa dal Signore perché la moneta ve l’ha già data il mondo.
E questo lo dico a voi novizie perché ve lo imprimiate bene in mente per quando sarete negli uffici. Allora avrete occasione di lavorare per le anime e vi ricorderete ciò che vi diceva la vostra Madre; la più bella consolazione è quella di operare per dar gloria a Dio e di fare sacrifici per il bene dei prossimi; ma il più bel merito sta nell’essere poi da tutti non riconosciute e magari disapprovate”.
Disse una volta alle Suore raccolte in Chiesa:
“Per me Gesù è tutto. Il mondo mi lodi o biasimi, mi approvi o critichi, dica di me tutto ciò che vuole che lo terrò sempre in nessun conto. Mi basta solo di piacere a Gesù, non mi preoccuperò mai d’altro che di questo”.
“… so a chi
ho creduto e sono
convinto che egli
è capace di
conservare il mio
deposito fino a
quel giorno…”
(2 Tim 1,12)
“In qualunque posto la Suora si trovi, deve volare col pensiero frequentemente a Gesù nel Tabernacolo, e là formare il suo nido. In qualunque casa vada, vi troverà sempre il Tabernacolo e là il rimedio e l’aiuto in ogni difficoltà e necessità. Il cuore così unito a Gesù diventa insensibile a tutto ciò che non è Lui”.
“Il Santo Tabernacolo deve essere tutto per una religiosa. Amiamo Gesù, facciamo tutto per Gesù, siamo tutte di Gesù”.
Questi inviti pressanti sgorgavano da una sua nutrita esperienza vitale. Il 21 gennaio 1874 la Madre Laura aveva emesso il suo “Voto di maggior perfezione”. Più tardi scriverà: “… Da quel momento Gesù non mise limiti alle sue grazie, e d’allora in poi quanti favori da parte di questo Amante divino! Volle che fermassi la mia dimora davanti al Tabernacolo…”.
E passava anche le notti davanti al Tabernacolo. In una lettera scritta ad una suora che si trovava in una circostanza dolorosa scrisse tra l’altro: “Fatti coraggio. Gesù a suo tempo saprà largamente consolarti e ricompensare il tuo sacrificio. Credilo, quando il tuo cuore riposerà interamente nel S. Tabernacolo dove vive Colui che è l’oggetto unico del nostro amore, sarai perfettamente tranquilla… e aggiungeva una confidenza personale, o meglio un’esperienza… (nei) momenti di puro patire ho imparato a trovare tutto nel Tabernacolo. Là trovai la mia perfetta tranquillità. Oh le notti passate davanti al Tabernacolo, sola sola con Gesù, come mi compensarono dell’abbandono delle persone!…”.
“Non stancatevi mai di pregare
Le Suore della Famiglia del S. Cuore
di Gesù devono essere in continuo
commercio col cielo”
(Madre Laura)
“Com’era edificante scrive una suora vederla in Chiesa (la Madre) specialmente quando si credeva sola, collo sguardo assorto in preghiera e fisso al Tabernacolo, in atteggiamento cost devoto, ed insieme cosi semplice e naturale come se realmente vedesse e parlasse a tu per tu con Gesù”.
E non era solo davanti al Tabernacolo ch’ella testimoniava silenziosamente, la sua vita contemplativa, ma negli incontri formati-vi, o anche casuali, con le singole suore, o con l’intera comunità, traduceva in vivi insegnamenti le sue esperienze di vita vissuta a tu per tu con Gesù in una attenzione amorosa alle rivelazioni del Suo Cuore Divino, onde consolarlo, ripararlo, farlo amare, come poteva spesso a voce e nei suoi scritti, soprattutto, quelli che si riferiscono al progetto di fondazione nei quali sono enunciati con chiarezza i contenuti della vocazione all’amore riparatore e consolatore.
Sapeva la Madre coinvolgere le sue figlie spirituali nell’atmosfere contemplativa nella quale ella viveva normalmente. Esortando un momento difficile per la Congregazione (così una suo di teste) disse: “Quanto Egli (Gesù) patì per noi: privazioni, povertà, esilio, e così dicendo passava in contemplazione tutti i quadri della vita di Gesù con tale amore, con tale vivezza di fede da farci godere le dolcezze del Signore”.
CONTEMPLAZIONE CHE IRRADIA NELL’AZIONE
In una festa del S. Cuore, la Madre aveva suggerito alle Suore che si recavano in Chiesa per l’Adorazione, il seguente proposito: “O Gesù d’ora innanzi non voglio pensare che a Te, lavorerò per Te, tutto farò per piacere a Te”.
In queste parole è evidentissima una intenzione apostolica che costituisce lo sbocco naturale di una vita di contemplazione fortemente nutrita.
E’ nell’Eucaristia che troviamo la sostanza della nostra vita contemplativa e apostolica, la sorgente dell’amore, la grazia che salva, l’assimilazione a Cristo per condividere la sua opera di salvezza.
La Madre è stata un’anima eminentemente eucaristica, come possiamo constatare attraverso alcuni momenti più significativi della sua vita, della sua fondazione, e della sua opera di formazione spirituale delle suore.
La vita contemplativa, germinata nel BATTESIMO, per le Suore della Famiglia del S. Cuore di Gesù si realizza, soprattutto, nell’attenzione amorosa al divino amore che si rivela in Cristo, e ci dona, nello Spirito, la capacità di essere segni di tale amore per i fratelli nell’azione apostolica.
“Ho atteso, compassione, ma invano,
consolatori, ma non ne ho trovati”
(Ps. 69(68), 21)
“… mio unico impegno sarà
d’ora innanzi consolare…
il S. Cuore del mio Sposo…”
(Madre Laura 19/01/1879)
“Gesù caro, voglio consolare
il vostro dolcissimo Cuore, voglio
farvi amare e conoscere, voglio
darvi anime”
(Madre Laura 02/02/1879)
LA CONSOLAZIONE
secondo la spiritualità della Madre richiede:
l’imitazione delle virtù del cuore stesso di Cristo “Imparate da Me che sono mite ed umile di cuore”
Nelle sue lettere e ammonizioni Madre Laura insisteva sulla necessità di praticare la virtù dell’umiltà e della dolcezza per consolare Gesù:
“Oh! Figlie siate dolci ed umili davvero, e sempre consolerete il Cuore SS. di Gesù…” (da una lettera del mese di giugno).
“Studiamoci di acquistare la vera umiltà, solo coll’essere umili si piace a Gesù”.
E la Madre fu veramente umile perché così realizzava la sua vocazione consolatrice.
Vita di comunione
Giugno 1891 – Parve a lei (la Madre) che Gesù le dicesse nell’intimità della sua preghiera adoratrice “… Vivete a Me unite perché in questa Famiglia voglio trovare un compenso della freddezza di molte anime…”
E così concludeva una sua lettera di una altro mese di giugno:
“… Stringiamoci unite al Dolce Cuore di Gesù in santa carità e unione di mente e di cuore mediante… un cuore sincero in modo da poter dire con verità: le religiose della “Famiglia del S. Cuore di Gesù” sono un cuor solo e un’anima sola… solo a questo patto Gesù sarà da noi consolato”.
La sera del 22 settembre 1880, infatti, Madre Laura davanti al S. Cuore scrive, tra l’altro: “… Sacrificare vita, mezzi, forze per amor vostro e per la salute dei miei prossimi, onde consolare il vostro dolcissimo Cuore”.
Tutta la sua vita, del resto, è stata contrassegnata da questa disponibilità ad amare Cristo e i fratelli nella misura più intensa consentita a creatura umana.
Non solo di amare, ma di far amare Gesù “Una sola grazia ti cerco: di amarti, di amarti assai, di amarti quanto meriti, almeno quanto non sei amato e quanto è capace una tua creatura di farti amare in ogni luogo e per sempre”.
Così scriveva Madre Laura il 19 gennaio 1879.
“QUESTO È IL MIO COMANDAMENTO
che vi amiate gli uni e gli altri
come io vi ho amati”
(Gv 15,12)
“Volete piacere a Gesù?
Adoperatevi più che potete per
scambiarvi qualche atto caritativo
e sempre fatto con gentilezza e sincerità”
(Madre Laura)
In una lettera del 28 novembre 1911 la Madre così scriveva:
“La carità è il precetto del nostro Sposo dolcissimo Gesù e anch’io come l’Apostolo S. Giovanni ve la raccomando sempre più; nell’esercizio della S. carità piaceremo a Gesù SS… e ci faremo veramente sante religiose”.
Sempre vicine a Gesù nella carità: “La carità, diceva, che esercitate sia sentita dalla persona che la riceve. Non deve essere come il miele che sta all’orlo del bicchiere, ma deve addolcire tutto, la parola, il gesto, il cuore. Così faceva Gesù.”
La Madre inculcava molto il buon esempio come irradiazione della carità. “Possiamo essere contemplative all’ultimo grado, ma (se manca il buon esempio) non edificheremo mai il prossimo”.
La Madre non solo insegnava come praticare la carità, ma offriva in se stessa un modello di comportamento.
Leggiamo nelle documentazioni: “Il suo portamento, il suo parlare, poco ma prudente, e caritativo, ispirava un senso di venerazione e di avvicinamento a Dio. Tutti partivano coll’opinione d’essersi trovati con una santa.
Anche quelli che, per supposti pretesti, l’insultavano, alla fin fine partivano come agnelli tocchi dalle sue dolci e convincenti parole. Se qualche volta non riusciva, si portava in Chiesa a pregare per loro.
Nel 1893 nella casa di Saronno era gravemente ammalata una Suora. Quanta carità, amore, sollecitudine dimostrò la nostra madre!
Per più di un mese, quasi tutte le sere veniva da Milano, si fermava tutta la notte a vegliarla, assisterla, finché andò in Paradiso”.
“Nonostante avesse il peso del governo di tutta la Congregazione era tutta felice di prestare alle novizie i più bassi servizi stava attenta a ciò che loro occorreva secondo le stagioni, e soprattutto da ogni cosa sapeva trarre salutari lezioni per l’anima”.
“Soleva dire che anche i più bassi servizi fatti per il Signore avevano un valore immenso e che tutto giova a sollevarci a Dio”.
TENEREZZA DI MAMMA E FERMEZZA DI MADRE
“Donna di carattere, ferma nelle sue giuste idee, giusta apprezzatrice del bene, la si vedeva tante volte accondiscendere con noi come una tenerissima madre”.
Soleva dire: “Quando una cosa non è contraria alla S. Regola abbondate sempre dalla parte della carità”.
“Non tollerava smorfie, e non assecondava pusillanimità. Ci voleva (forti) ma se da parte nostra si faceva quel poco che si poteva essa ci personificava la carità”.
“Era madre buona, piena di carità, di spirito di sacrificio, di vedute divine. Per verità si deve dire che talora era forte e severa. Ma come? Dove? Come voleva il suo posto di Fondatrice, come madre che deve tutelare l’osservanza religiosa. Fuori di tali casi era sempre la buona Madre accondiscendente, perché da tutto sapeva trar gloria al Signore”.
Le testimonianze si succedono con riferimenti identici.
“Era forte sì, ma in ciò solo che riguardava l’osservanza regolare ed il buon spirito; ma in altre cose era mamma affettuosa, e in tanti casi la trovai più che mamma propria… Col suo fare essa sapeva alleggerire anche le croci ed i sacrifici più pesanti, e così si procedeva sempre con allegrezza e soavità di spirito”.
“Le sue osservazioni, purtroppo giuste, erano sempre materne e sapeva condirle con tale amorevolezza e senza passione di vedute, che ancorché le mancanze reclamassero somma serietà e fermezza, non lasciava però l’animo esasperato. Faceva comprendere lo sbaglio, metteva innanzi il dispiacere che si dava a Gesù e proponeva il rimedio”.
“Era mamma tenerissima, scrive un’altra suora. Anche nell’ammonire aveva tale dolcezza, diceva tali parole che non si possono descrivere; voleva far vedere la virtù nella sua bellezza e realtà”.
UN SEGNO DELLA FEDELTÀ A CRISTO: LA CONSEGNA DELLA REGOLA COME TESTAMENTO
La Madre invitava, frequentemente, le suore allo studio delle Costituzioni, e all’amore per esse, perché nei molteplici articoli viene delineato uno stile di vita che si ispira al Vangelo e traduce, perciò, in termini concreti la “Sequela Cristi”.
La fedeltà alle Costituzioni era richiesta solo come espressione di amore attento e delicato alle manifestazioni della divina volontà, come espressione della fedeltà a Cristo.
In una lettera (precisamente quella in cui si comunicava alle singole case l’approvazione della S. Sede), così si esprime:
“… Il miglior bene, il bene e le opere più meritorie sono di fare la divina volontà e la divina volontà per noi sta nelle Costituzioni con tutta sicurezza, perché in esse si trova tutto ciò che Gesù dolcissimo vuole da noi, e come lo vuole… ora che sono approvate dall’Autorità Suprema, posso dirlo con tutta sicurezza e franchezza…”.
Il 23 giugno 1923 consegnando il testo della S. Regola alla Comunità, davanti al Tabernacolo, disse “Ringraziate con me il Signore, o figliuole, per grazia sì grande. Se osserveremo questa Regola saremo sicure di andare in Paradiso… Diamo molta importanza alla Regola, Gesù ci ricompenserà della nostra fedeltà. Il mio compito è finito ora tocca a voi”.
INCONTRO CON CRISTO
Compiuta la sua Missione, la Madre si preparava all’incontro con Gesù.
Nel 1923 incominciò a parlare della sua morte come di un fatto ormai vicino a realizzarsi.
La notte del 1° gennaio di quell’anno, la Madre così parlò alla Comunità raccolta in Chiesa:
“Quest’anno sarà di grandi avvenimenti e segnerà epoca nella storia della Congregazione. State preparate. Il Signore vi chiederà grandi sacrifici, ma se sarete fedeli alla S. Regola, Gesù vi darà forza sufficiente per perseverare nella vostra santa vocazione, perché il venir meno a questa sarebbe la peggior disgrazia che vi possa accadere.
Siate anche disposte, colla grazia del Signore, a mangiare un pezzo di pane duro e ad essere senza tetto, piuttosto che tradire la vostra vocazione.
Qualunque avversità vi incolga, vi trovi sempre unite in santa carità, e sarete felici anche tra le privazioni.
Il Natale più bello di mia vita fu quello che passai colle sorelle in una casa sprovvista di tutto, senz’altro cibo che un po’ di castagne. E fummo felici, perché unite nella carità e simili a Gesù povero in tutto”.
Durante la malattia e, precisamente, la sera dell’8 dicembre disse con un fil di voce:
“Il cuore sia sempre per Gesù e le forze siano per il bene dei prossimi. Siate aperte coi Superiori, amatevi e compatitevi a vicenda, e osservate le S. Regole”.
Rivolta, poi, a tre novizie che dovevano emettere la loro professione religiosa disse loro: “… Pensateci bene. E’ una grazia specialissima che vi fa il Signore; ma ricordatevi che una volta consacrate a Gesù dovete essergli fedeli fino alla morte. Se qualcuna non si sente è ancora in tempo a retrocedere, ma badate che il rifiuto della grazia sarebbe la più grave disgrazia per essa e il più grave dispiacere per me”.
A tutte ancora disse:
“Osservate la S. Regola, in essa c’è tutto”.
Nella notte del 16 dicembre fece la sua offerta, o meglio la rinnovò:
“Offro volentieri la mia vita a gloria di Dio, per il bene della Congregazione e per la santificazione delle mie figlie…”.
LA CONSUMAZIONE
“Pregava continuamente e soffriva senza il minimo lamento, fervorose giaculatorie uscivano dalla sua bocca: Gesù!… Gesù!… Gesù!… ripeteva dolcemente; poi fissando gli occhi ora nel quadro della S. Famiglia ed ora in Gesù Crocifisso, rimaneva immobile”.
Richiesta se le occorresse qualcosa, a tutte rispondeva: “Ho bisogno di Gesù. Com’è bello amare Gesù! Amalo, amalo tanto… tanto!”.
In altre circostanze diceva: “Nulla mi abbisogna”. E con un filo di voce aggiungeva:
“Guarda quanto ha sofferto Gesù… E nessuno gli dava sollievo”.
“Dopo il 16 dicembre si notò che la Madre precipitava a vista d’occhio. Ella medesima aveva chiesto ripetutamente gli ultimi Sacramenti, ma né il buon Parroco Don Pietro Mandelli, né le Suore avevano creduto bene di accontentarla per l’Estrema Unzione. Il S. Viatico lo riceveva tutte le mattine con immenso gaudio ed edificazione degli astanti, che più volte non potevano trattenere lacrime. Gli sguardi, le soavi espressioni e gli infuocati sospiri d’amore della Madre in quelle sante Eucaristiche comunioni dicevano quanto viva fosse in lei la fede e il desiderio di Gesù, e provavano che la Comunione Eucaristica era per lei il pegno sicuro della Comunione Beatifica.
Quel letto era il vero altare e la Madre era la vittima che con Gesù consumava il sacrificio supremo.
La mistica messa era per finire. L’offertorio risaliva agli anni dell’innocenza, quando nelle prime gioie eucaristiche, Laura si era votata a Gesù. La Congregazione si era effettuata nella Fondazione e rinnovata ogni giorno nel sacrificio di tutta sé medesima a Gesù ed alla Consacrazione. La consumazione iniziata nei dolori e nelle contraddizioni, era per esaurirsi nella separazione dell’anima dal corpo e nell’unione col Divino infinito Bene”.
Il 17 dicembre ricevette l’Estrema Unzione e la benedizione papale con grande fede e intensa pietà.
L’ultima notte (17-18 dicembre) la passò in orazione.
Ripeteva frequentemente giaculatorie e, soprattutto, diceva:
“Sia fatta in tutto la vostra volontà, o mio Dio”.
La mattina seguente ricevette ancora Gesù Eucaristico:
“Gesù Sacramentato colla sua presenza reale iniziava la perpetua comunione d’amore nei guadi del Paradiso”.
Verso le ore 13, rivolse l’ultimo sguardo all’immagine della S. Famiglia e a Gesù Crocifisso, poi chiuse gli occhi per sempre.
Gli ultimi accenti furono: “Gesù… Gesù… Gesù”.



