Fondazione e crescita della congregazione

LE OPERE

Finalizzate all’incremento dello spirito cristiano nelle parrocchie, mediante l’amore e il culto al S. Cuore di Gesù, ebbero inizio il 26 settembre 1880.
Incominciarono con le opere parrocchiali, poi quelle scolastiche. Benché la Madre non intendesse abbracciare, come opera propria della Congregazione, l’assistenza ai malati negli ospedali pubblici, tuttavia non volle escludere dalle sue attività l’assistenza, in forma privata, ai malati affetti da malattie epidemiche offrendo, qualora fosse stato necessario, anche la propria casa come ricovero.
Nel luglio 1884, infatti, mentre nella Brianza infieriva il vaiolo, la Madre con l’approvazione dell’Arcivescovo, offrì quasi tutto il piano inferiore della Casa Religiosa come ospedale di isolamento per i colpiti, e si offrì con la Comunità per l’assistenza caritativa.
Oggi non è più certamente possibile un’opera del genere per tutti quei motivi che, ovviamente si possono dedurre in una società evoluta, anche sotto l’aspetto sanitario.
Alla radice delle prestazioni è facile scorgere quale fosse lo spirito del quale la Madre voleva fossero vivificate, come testimoniano le Suore che l’udirono.
Era sua intenzione di formare una Congregazione le cui opere fossero fatte per amore di Dio, e per testimoniare la povertà religiosa e la solidarietà con i poveri.
Questa gratuità che, naturalmente, non poteva diventare norma assoluta è andata, man mano, orientandosi verso una modesta retribuzione suscettibile di adeguamento alle circostanze economiche – sociali che condizionarono la vita stessa delle religiose.
La missione della Madre riguardava, anche la categoria delle operaie. Per questo aveva istituito, in seno alla Congregazione l’Associazione delle “Figlie del S. Cuore”, alla quale appartenevano, a titolo familiare e corresponsabile con la comunità religiosa, le giovani che si sentivano chiamate a svolgere la loro azione apostolica negli ambienti di lavoro, e sotto la direzione della M. Superiora che le delegava all’esercizio di un apostolato, molto importante, in ambienti nei quali, per allora, le Suore non potevano entrare.
La prospettiva apostolica della Madre era ad ampio raggio, tendente ad un inserimento pieno nell’attività pastorale. Ma eccola di fronte a gravi difficoltà.
“Che faccio io qui? I Superiori sembrano pentiti, le giovani così malandate in salute non possono riuscire. Fui vittima di illusioni?”.
E’ il lamento di Laura travolta da un cumulo di prove.
Incominciate le opere, quasi tutte le compagne si ammalarono, e Laura doveva supplirle. Di notte vegliava per accudire alle faccende di casa. “Con Gesù, scrive… sola sola, le notti mi passavano senza accorgermi. Prendeva un po’ di riposo seduta”.
Quando le compagne guarirono e nella casa regnavano l’ordine e l’armonia, nuove prove si addensarono su Laura.
Nei Superiori pareva fosse subentrato un certo raffreddamento nei confronti dell’opera che Laura aveva iniziata.
Non certamente da parte di P. Terzi che visitò la casa il 3 dicembre 1880 trovando tutto in ordine, e nemmeno del Parroco Riva che assisteva continuamente la piccola Comunità.
Altre persone, come leggiamo nel profilo spirituale della Madre, di P. Borgonovo, videro inopportuna e pericolosa la nuova opera. Laura si trovò a lottare strenuamente con se stessa, e solo nella preghiera e nell’abbandono alla volontà divina trovò la forza di rimanere al suo posto:

TU MI BASTI AMOR MIO PER TUTTO”.

L’ITER DELLA FONDAZIONE

La Congregazione, inizialmente, si definiva “Compagnia di S. Orsola in Brentana (Sulbiate). Poi fu costituita canonicamente il 21 luglio 1881.
Madre Laura, con il passare dei mesi, preparò Norme Speciali di vita per la comunità. Erano addizioni alla Regola di S. Angela Merici che il P. Terzi e il Parroco Riva rividero e studiarono per presentarle e S.E. Mons. Arcivescovo per l’approvazione.
Successive codificazioni prepararono le costituzioni definitive approvate dalla S. Sede.
In un primo decreto – 4 gennaio 1883 – l’Arcivescovo Luigi di Calabiana approvò le regole della pia casa delle Orsoline di Brentana. Con il decreto – 20 agosto 1883 – di proscioglimento dalla dipendenza della Congregazione delle Orsoline di Milano, l’Arcivescovo dava alla Comunità di Laura una preziosa libertà di svilupparsi come Dio voleva.
E con un terzo decreto – 2 febbraio 1887 – confermava l’erezione della Congregazione delle Suore con il nome di “FAMIGLIA DEL S. CUORE DI GESU’”.
Promulgato il decreto la Madre scrive: “Il vero nome che Tu volevi avesse l’opera tua è confermato dalla legittima autorità…
Compi l’opera tua, mio caro Bene, esaudisci anche l’altro desiderio, a tranquillità dell’animo mio. Fa che a tutti sia dato il fatto loro e che nessuno abbia a perdere un centesimo. Mi sottopongo volentieri ad ogni pena ed umiliazione; ma sia fatto sempre e in tutto, quanto a Te piace…”.

SULLA VIA DELLA CROCE

“Dentro di me freme il mio cuore
piombano su di me terrori di morte.
Timore e spavento mi invadono
e lo sgomento mi opprime”.
(Ps. 55(54), 5-6)

“Chi vuole seguirmi rinneghi se stesso
prenda la croce e mi segua”.
(Mt 16,24)

“…purchè… Tu mi tenga vicina
tutto sopporterò”.
(Madre Laura)

Dopo il 1887 le brevi memorie scritte dalla Madre diminuiscono nei confronti dei precedenti anni, ma manifestano, consciamente, il suo stato d’animo.
“E’ la mia morte? – chiede a Gesù. Fa di me quanto ti piace. Mi preparerò ogni giorno alla morte e ogni giorno lo passerò come se fosse l’ultimo di mia vita… E’ una morte che deve succedere in me. Sì, amor mio, morire a tutto; ecco ciò che vuoi…!”.
Alcune frasi incomplete dei suoi manoscritti denunciano profonde sofferenze.
“Riassunto tutto questo tempo con un Fiat. Sì, come Tu vuoi, amor mio. Fiat è l’unica parola che sa dire l’umile tua serva”.
“Anni di continue contraddizioni… Non più tranquillità di spirito. Solo vicina a Te Amor mio Sacramentato trovo un po’ di riposo e di sollievo. Se non ci fossi Tu, che sarebbe di me?”.
“Pochi giorni di pace e di tranquillità e poi tremende pene. Fiat! Sostienimi, Gesù mio! Perdono o mio Dio, in Voi confido”.
E poi una preghiera: “Mio Gesù misericordia! Non mi abbandonare, abbi pietà di me. Tu solo conosci le mie pene, le mie angustie; abbi pietà di me. Gesù soccorrimi, aiutami, non permettere per il Tuo preziosissimo Sangue, che Ti offenda.
Solo il peccato io temo, solo l’offesa a Te.
Ti voglio sempre amare e benedire per amore. Vieni in mio aiuto.
Non lasciarmi in preda al nemico.
Gesù che voglio io se non la tua volontà, e la tua gloria?
O Gesù, che cosa sono divenuta io? E’ un vero inferno che provo. Per carità, sostieni la mia debolezza. O Gesù siimi Gesù: salvami da questo pericolo, sollevami se è conforme alla Tua santissima Volontà. Mio Dio pietà di me”.
Nel 1890 la Madre scrive: “Anno burrascoso; anno di continui atti di uniformità al divino volere. Sì, Gesù, Fiat, e molte volte Fiat.
Tre fondazioni quest’anno…; le croci le pene e le difficoltà che le accompagnarono furono moltissime, ma Tu Gesù mio mi sostenesti.
Quanto sollievo provavo quando oppressa mi prostravo davanti a Te, Amor mio Sacramentato. Il solo vederti esposto sull’altare mi faceva tutto dimenticare e mi sentiva tutta consolare e rinvigorire. Grazie, Amor mio; grazie”.
E il 1° gennaio 1891: “Non cerco altro che la Tua SS. volontà e il Tuo piacere. Fin d’ora accetto tutto ciò che mi manderai.
Fammi grazia di vivere sempre unita a Te, Amor mio Sacramentato… Tu vuoi proprio che le mie azioni, parole, pensieri, affetti, respiro, tempo, siano solo per Te.
Eccomi o Gesù, fa quanto vuoi di me, io null’altro cerco che di accontentare il Tuo SS. Cuore e di ripararlo di tante offese”.

FONDAZIONE E CRISI

Gli inizi della Congregazione furono contrassegnati da una prodigiosa espansione in molti paesi della diocesi di Milano; poi si estese in altre diocesi.
Naturalmente erano le finalità specifiche che determinavano la richiesta di molti parroci.
La Congregazione, infatti, è sorta per coadiuvare l’azione sacerdotale nelle parrocchie.
L’apertura di nuove case comportò, normalmente, un cumulo di sofferenze, di contraddizioni, di insuccessi per le intestazioni delle case stesse, le relazioni reciproche di diritti e di doveri tra donatori e beneficati.
Evidentemente la Madre non era una amministratrice competente; si era troppo fidata delle promesse di coloro che si dicevano pronti ad aiutarla finanziariamente.
L’ideale apostolico aveva in lei il sopravvento su ogni interesse umano, e la esponeva ai rischi più importanti, alle sofferenze più acute che intensificavano, in lei, l’amore personale a Cristo, impegnandola in una costante fedeltà, fino al dono completo di sé, fino al sacrificio della propria vita per amore di Cristo e per i fratelli.
Tuttavia non mancò di attendere, con tutte le sue forze, alla sanzione degli oneri incombenti.
Implicata in vicende giudiziarie si ritenne la sola responsabile di tutto, preoccupandosi che le suore non avessero a subirne le conseguenze negative.
Queste, a loro volta, partecipavano, intimamente, alle vicende della Madre e della Congregazione, perché unite tra loro in una comunione d’amore.
Nel 1891 la Madre scrive: “Tu hai voluto queste opere, ma quanto mi resta a patire! O Gesù fa che non si prendano scandalo di me…”
E più tardi: “Gesù, a Te offro i miei patimenti, i miei timori, le mie angustie. Ti amino le mie figlie e ti facciano amare!… Assistile e custodiscile…”.

UN NUOVO SACRIFICIO: LA RINUNCIA

“Se il chicco di grano caduto in terra non muore,
rimane da solo; se invece muore,
produce molto frutto”.
(Gv 12,34)

“mi fa davvero provare una
specie di morte dolorosa…”
(Madre Laura)

La Madre trovò conveniente dimettersi mentre era Superiore della Congregazione il Prof. De Giorgi Filippo il quale, credendo di sistemare bene ogni cosa, si assunse il governo della Congregazione esautorandola.
E’ naturale che le Suore fossero disorientate e si trovassero in una situazione angosciosa.
Obbedire al Superiore o alla Madre?
Questa volta i motivi disgregatori erano all’interno della Congregazione. Si vociferava sullo scioglimento dell’opera che era costata tanti sacrifici.
La Madre chiese, allora, ed ottenne da Sua Eminenza il Card. Arcivescovo di rinunciare volontariamente alla sua carica. Il 15 agosto 1898 scrive: “O Madre SS. a Voi offro il sacrificio della mia rinuncia. Il non poter far più nulla alle mie care figlie… quel quasi abbandonarle in un momento di tanto bisogno, mi fa davvero provare una specie di morte dolorosa. Ma voi lo sapete, o Madre SS. che lo faccio per amore di pace! Madre SS. esaudite le mie preghiere”.
SETTEMBRE 1898: “E’ accettata la mia rinuncia, Madre SS. fate che la Madre che sarà nominata sia secondo il S. Cuore di Gesù”.
Fu nominata Superiora Generale Suor Marianna Stucchi, e la M. Laura fece le funzioni di Vicaria.
Cambiata la Madre, Laura rimaneva, tuttavia, responsabile di tutte le pendenze dell’Istituto.
“Quante citazioni, processi, più la minaccia di farmi mettere in prigione! Ma nei disprezzi ed anche in prigione troverò Te, Amor mio; purchè ti ami e sia sempre unita a Te e Tu mi tenga vicina, tutto sopporterò. Ma non permettere che altri ti offendano per causa mia. Fammi patir il doppio, ma che non sia di disgusto a Te”.

UN’ESPERIENZA DI POVERTÀ

“Le volpi hanno le loro tane
e gli uccelli del cielo i loro
nidi, ma il Figlio dell’uomo non
ha dove posare il capo”.
(Mt 8,20)

“Tu mi volesti priva di tutto
a tua imitazione. Quanto sono
contenta! Più che se possedessi
tutti i tesori del mondo”.
(Madre Laura)

SUPERIORA A SAN FRANCESCA ROMANA (1898)

Le Suore che si trovarono con lei a S. Francesca Romana passarono giorni felici, perché la Madre (mediante la personale testimonianza) le aveva rese capaci di vivere l’avventura della povertà per amore, in un clima di serenità e di pace.
Una povertà che consisteva nel non essere sistemate economicamente, non solo, ma anche nella accettazione dei propri limiti, nella solidarietà con i poveri, nell’abbandono fiducioso alla Provvidenza del Padre, e nella sottomissione alla legge del lavoro.
Se c’era un incomodo da soffrire, una privazione da sopportare la Madre era la prima e si preoccupava che le Suore non mancassero del necessario.
Di quel tempo è la seguente preghiera della Madre:
“ O Gesù fa che adempia il mio dovere, e che povere mie figlie non abbiano a soffrire dispiaceri e privazioni per causa mia. Sono contenta dello spogliamento totale che operasti per mio bene e dello stato di privazione e di povertà in cui mi mettesti. Tutte le mie figlie hanno ciò che è necessario, hanno il letto. Ma Tu mi volesti priva di tutto a tua imitazione. Quanto sono contenta! Più che se possedessi tutti i tesori del mondo.
O caro Gesù, come sei buono sempre con me, come mi ami! Tu mi sostieni continuamente, fa che corrisponda al tuo amore.
Ti prego, o Gesù, rendi centuplicata ricompensa del bene che hanno fatto all’anima mia, a tutti quelli che mi hanno dato occasione di patire per Te”.

VITA DI PREGHIERA

La Madre viveva la sua vita quotidiana nutrendola di intensa preghiera che occupava, anche, buona parte della notte.
Le Suore ricordano due felicissime notti passate con la Madre davanti al SS. Sacramento: una al chiudersi del secolo XIX e all’aprirsi del secolo XX, e una nella notte di Natale.
Di quest’ultima, è la seguente testimonianza:
“Che notte! Non lumi, non canti, non fuoco, niente… eppure si ripetono (per noi) le gioie di Betlemme”.
La fiamma d’amore per Gesù Eucaristia che divampava sempre più nel cuore della Madre, si traduceva, poi, all’esterno mediante un apostolato diretto a promuovere il culto eucaristico.
Apostolato che si svolgeva mediante appropriata catechesi per i comunicandi, per le giovani ed anche per le mamme.
La catechesi doveva trovare il suo sbocco naturale nella partecipazione nutrita alla vita liturgica centrata nel mistero eucaristico.

VERSO LA FINE DEL 1900

La Madre riebbe l’amministrazione. In quell’occasione scrisse:
“Devo proprio vivere di fede. Con tutta la diffidenza che si ha verso di me, come farò? Ancora Fiat! Sono pronta a sacrificarmi interamente per la mia cara Congregazione; ma ho bisogno del tuo aiuto, della Tua Provvidenza o Gesù, muoviti a compassione. Vieni in mio aiuto”.
Altre note manifestano lo stato d’animo della Madre.
Giugno 1900: “Gesù, quanto ti debbo per la calma e tranquillità che mi donasti in tanti e si gravi dispiaceri. La guida che mi donasti mi dice di stare tranquilla. Quanta bontà! E superbia il non riconoscere gli errori. Ma tu sai che in quanto a me so di essere capace di far peggio, ma non posso dire che i miei defunti Padri abbiano sbagliato. Che colpa ne hanno loro se certe persone dopo che essi morirono cambiarono intenzioni, e richiesero alla Congregazione ciò che avevano dato, se altre non l’appoggiarono più, se altre mancarono alla promessa fatta, se fui intestata di case non ancora pagate? Fu però tutto permesso dalla tua bontà infinita, ed io ti ringrazio proprio di cuore e Ti benedico. Adoro la tua ineffabile Provvidenza che tutto dispone per il mio bene”.
ANNO 1901: unica nota della Madre:
“Anno di raccoglimento e di amore. Avrò a patire coll’Amor mio, ma sono stata tratta dall’amor suo. Ora che mi fa la grazia di vedere come siano doni preziosi le croci e di provare quanto contento si prova nel patire qualche cosa per chi si sente di amare, non temo più la croce. Temo solo di essere causa di dispiaceri ai miei Superiori, alla mia Madre. Soffro di vedere non ancora ristabilita la perfetta unione tanto cara al Tuo Cuore. O Gesù illumina i miei Superiori, illumina le mie figlie e sorelle. Tu tutto puoi, o Madre SS.; caro Padre S. Giuseppe provvedete Voi a tutto”.

DI NUOVO MADRE GENERALE

Alla fine dell’anno 1902 Madre Laura tornò a Brentana perché si dovette chiudere la casa di S. Francesca Romana (Milano).
All’inizio dell’anno 1903 la Madre scrive:
“O Amor mio Sacramentato, Tu sei il tutto per me. Sei il vero Fondatore della Congregazione, tue sono le Regole, tuo è tutto.
Ti dico solo: siamo roba tua, fa quanto a Te piace! Ti faremo compagnia e cercheremo più che potremo di consolarti, di ripararti, ed io vivrò sempre davanti a Te.
… Son qui a Casa Madre a fare la tua volontà.
Godo dello stato di umiliazione e di nascondimento; vorrei che tutti si dimenticassero di me. Sai che non desidero altro che il bene delle mie figlie e che la Congregazione si stabilisca secondo il tuo disegno. Non permettere che sia turbata la pace per me. Io non posso fare più nulla: starò in silenzio.
Opera tu in tutto e per tutto”.
Il 3 settembre 1903 il Capitolo delle Suore nominò a primo scrutinio Madre Laura come Superiora Generale.
Laura accettò e scrisse:
“Caro dolce Gesù, hai voluto affidarmi ancora il compito che avevo lasciato a mezzo. Fiat! Ora è molto più difficile, perché prima avevo solo da fare, ora ho molte cose da rifare, in condizioni tutt’altro che facili. Ma Tu, Amor mio, farai tutto. Tu ben sai che io sono buona a nulla.
In Te, nella cara Madre SS. e nel caro Padre S. Giuseppe ho posto ogni mia fiducia. Non mi rifiuterò a qualunque umiliazione e sacrificio, pur di fare la tua santa volontà. Unico mio desiderio, il sai, è farti conoscere ed amare e far sante le mie figlie per consolare il Tuo Cuore Santissimo”.

Il 20 marzo 1900 il Prevosto di S. Satiro, poi di S. Nazaro in Milano, Sac. Ottavio Anselmi, divenne Superiore della Congregazione.
Scrive P. Borgonovo nel Profilo spirituale di Madre Laura:
“Il Prevosto Anselmi fu l’Angelo della Provvidenza per la Madre Laura e per la Congregazione. Invece di prendere posa tragica si sentì Padre, si sentì ministro di carità, e come tale prodigò alla Madre e alla Congregazione tesori di prudenza, di carità e di divino amore… A lui la Congregazione deve perenne riconoscenza, perché si può dire il restauratore della Congregazione e l’Angelo salvatore della Madre fondatrice”.
“Madre Laura, assistita da tale Superiore, è ancora P. Borgonovo, iniziò un nuovo periodo di governo, che potremmo chiamare di raccoglimento e di provvidenza. La gestione finanziaria non si prospettava florida, ma almeno si provvedeva all’estinzione dei debiti, che nel termine di un po’ di anni sarebbero stati completamente soddisfatti. La pietà e la disciplina religiosa rifiorirono mirabilmente sotto la guida di tal Madre, e la Congregazione si avviò decisamente ad un vero assetto spirituale, morale e materiale che fece toccare con mano quanto il S. Cuore prediligesse la mistica sua famiglia”.

IL SUGGELLO SUPREMO

In breve giro di anni la Congregazione divenne di Diritto Pontificio. Il 28 settembre 1894 la S. Sede Apostolica concedeva il Decreto di lode.
In quella circostanza di grazia la Madre scrisse: “Gesù, Gesù mio, grazie! Il tuo Vicario ci ha concesso il Decreto di lode. Un passo ancora, Gesù dolcissimo e poi dirò davvero che tutto è compiuto. Ma sarà tutta opera del Tuo Cuore dolcissimo, o Gesù mio. La mia miseria, il mio nulla farà risplendere di più la tua bontà”.
Il 10 febbraio 1910 la Madre Laura ebbe notizia da Roma circa l’approvazione definitiva dell’Istituto e per un settennio della S. Regola. Qualche notizia in merito e più dettagliata la ricevette da P. Lodovico Sala allora Procuratore dei Frati Confezionisti, il quale dichiarò che qualche Cardinale ebbe a dire: “Qui c’è il dito di Dio”.
La Madre anche in questa circostanza scrive il suo caldo ringraziamento: “Grazie Gesù… grazie Madre dolcissima; grazie caro Padre S. Giuseppe. Non posso, non so dire altro!… Voi mi comprendete, conoscete la grandezza e vivezza della mia riconoscenza per si grande grazia!
Le Costituzioni sono approvate e tutto avete fatto Voi. Ora degnatevi di compiere tutta l’opera vostra e dare a me e alle mie care figlie grazia ed aiuto per bene osservarle.
Non ci abbandonate, ma illuminateci, soccorreteci, come cosa tutta vostra. La nostra confidenza è tutta in Voi, o dolce Sposo Gesù, o tenera Madre Maria, o caro S. Giuseppe, e siamo certe di non essere confuse”.
Il 23 agosto giunsero le copie stampate della S. Regola, e il 29 incominciarono i S. Esercizi.
Quella sera la Madre, rivolta alle Suore disse: “La mia missione è finita, ora sta a voi il mettervi con impegno a praticare con fedeltà anche le più piccole cose della S. Regola sicure di fare ciò che Gesù vuole da voi. Egli è il vostro Fondatore, Maria SS. Immacolata è la vostra Madre, io non faccio che le veci; S. Giuseppe è il custode. Voi felici e beate se fedelmente le osserverete. In punto di morte vi sarà consolazione il poter dire con S. Giovanni Berchmans: “Il Crocifisso, il Rosario e la Regola: ecco i miei tesori, con essi volentieri io muoio”.

L’APPROVAZIONE DEFINITIVA
Il 6 aprile 1923 la S. Congregazione rimandava alla Madre il testo definitivamente approvato. Fu quello un giorno di festa per la Comunità.
La sera di quello stesso giorno la Madre fece accendere tutte le candele e posò la Regola davanti al Tabernacolo.
Riprendendola disse, rivolta a Gesù:

“GESU’ NON E’ MIA, E’ TUA”