LAURA
La nona dei figli
generati dall’amore
dei genitori
aperti al dono di DIO
di una nuova vita.
“Prima di formarti nel grembo materno,
ti conoscevo,
prima che uscissi alla luce, ti avevo
consacrato”
(Ger. 1,5)
“…mi scelse fin dal seno di mia
madre e mi chiamò con la sua grazia…”
(Gal. 1,15)
“Al mio nascere tu mi hai raccolto
dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio”
(Ps. 22,11)
MAGGIO 1851
Il primo giorno del mese a Sulbiate, piccolo paese della Brianza, nacque Laura da Cesare Baraggia e Giovanna Ravanelli.
Rigenerata al fonte Battesimale, il giorno stesso della nascita, fu circondata da tutte le cure che i genitori prodigavano ai figli per dare loro una formazione umana e cristiana, e per favorire lo sviluppo della vocazione personale dei medesimi.
Laura era di indole buona, perciò, la mamma facilmente la lasciava da sola per occuparsi degli altri otto fratellini.
Quando incominciò a camminare da sola, a nove mesi, uscì di stanza, ma non essendo abituata al contatto con le persone all’infuori della mamma, non gradiva manifestazioni di tenerezza da parte degli altri.
A favorire in Laura il bisogno di solitudine e di preghiera (caratteristiche costanti del suo processo vocazionale) contribuì una zia inferma alla quale venne affidata in custodia. Ella la teneva sempre quieta e le insegnava a pregare.
Si sviluppo graziosa in virtù dell’ambiente familiare
La famiglia di Laura costituiva, per lei fin dalla tenera età, un ambiente di eletta spiritualità.
“Non è merito mio (scrive e 20 anni) se fin da bambina concepii una grande stima della virtù, ma fu grazia del Signore che mi diede genitori santi, genitori che col loro esempio mi stimolavano continuamente alla pratica di essa” e aggiunge:
“Facendomi religiosa non ho avuto bisogno di riformarmi in molte cose riguardanti la disciplina, specialmente per ciò che concerne la carità e la rettitudine di intenzioni, perché nella famiglia ebbi campo di imparare principi sodi circa tali virtù che sono l’anima della vita religiosa, giacchè l’ottima mia madre da tutto pigliava occasione per farmela esercitare”.
Dai genitori attinse lo spirito di preghiera.
Infatti li osservava alla sera quando disceso il silenzio su tutta la casa, essi si trattenevano in preghiera e meditazione.
Pian piano anche Laura scendeva, di notte, dal letto o pregava su di esso inginocchiata; di giorno, poi, si nascondeva volentieri in qualche cantuccio a pregare.
Dai genitori, ancora, imparò l’esercizio della carità più fine e generosa. Essi, infatti, nonostante le condizioni economiche piuttosto modeste, praticavano generosamente la carità verso i poveri; si privavano del necessario (come le coperte) per darlo a chi era nella necessità.
Tutto ciò facevano nascostamente, praticando l’insegnamento evangelico: “Quando tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”.
Assistevano gli infermi e abituavano i figli a fare qualche opera di astinenza in favore dei poveri.
Una volta il padre di Laura segnalò alla mamma il rischio che poteva correre la famiglia per l’eccessiva prodigalità nel beneficiare gli altri, ed ella rispose: “Non temere; Dio non si lascia vincere in generosità; ciò che esce dalla porta entra raddoppiato dalla finestra”.
Laura moltiplicava i piccoli atti di carità, e la madre si preoccupava di raffinarla nell’esercizio di questa virtù:
“Non fai altro più che il tuo dovere”.
“Non credere di aver fatto cosa straordinaria o degna di lode, bada che tutto questo era superfluo per te, e ricordati che sarai premiata dal Signore se farai i tuoi piccoli sacrifici solamente per amor suo e non per essere lodata”.
Le insegnava pure a fare la carità nascostamente per non attendere la ricompensa: “Se trovi la finestra aperta metti tutto sul davanzale e non attendere che i beneficiati vengano a ringraziarti”.
Attraverso l’insegnamento materno Laura acquisì quel senso soprannaturale della carità che dominò la sua vita e il suo apostolato.
UNA PARTICOLARE ESPERIENZA
“Tengo i miei occhi rivolti al Signore,
perché libera dal laccio il mio piede”
“Chi salirà il monte del Signore,
Chi starà nel suo luogo santo?
Chi ha mano innocenti e cuore puro…”
(Ps. 24,3-4)
A poco più di quattro anni Laura, come ricorda nelle sue note incominciò ad accostarsi al Sacramento della Confessione, e si meravigliava della grande bontà del suo Confessore, il Parroco Pietro Pirovano, che non la giudicava colpevole come lei stessa si riteneva.
Da Suora e Madre, ricorderà ancora di essere stata esposta alla tentazione della compiacenza, di amor proprio, dalla sua maestra che la sceglieva fra tutte le compagne per affidarle l’incarico della preghiera e della lettura, in piedi su una sedia.
Avvenne, anche, che la mamma, con le migliori intenzioni, introducesse nella propria casa parecchie ragazze.
Laura scriverà più tardi che le fecero del male con i loro discorsi e divertimenti (probabilmente non dovevano essere tanto pericolose).
“Buon per me, è Laura che scrive, che Dio mi conservò il gusto della preghiera”.
Le ragazze furono senz’altro allontanate, ma un giorno, senza che la mamma lo sapesse, Laura volle raggiungerle nelle loro case. Al Superiore (forse il Parroco) che la incontrò per la strada e la interrogò dove andasse, rispose una sola parte del vero, e cioè andava a comperare il tabacco per la mamma.
Per questo fatto che giudicò colpevole, Laura concepì un dolore tale che la travagliò fintanto che non ebbe detta tutta la verità. La prima volta che si confessò dal Parroco Ercole Riva (succeduto al Parroco Pirovano) scrive Laura che il Confessore, dopo averla assolta, le disse: “Figlia, il Signore ti ha fatto tante grazie, ti vuole bene, vuol essere amato da te in modo particolare, ma ora sei imperfetta”.
Queste ultime parole le accesero in cuore un desiderio struggente di purificazione, e il Sacramento della riconciliazione costitutiva per lei un momento desiderato per purificare la sua anima nel sangue di Cristo.
I Sacramenti della Cresima e dell’Eucaristia offrirono a Laura l’occasione propizia per vivere tali momenti di grazia, in modo particolare.
Si accostò al Sacramento della Riconciliazione prima dell’incontro Eucaristico “con molta tranquillità, come affermava lei stessa, sebbene provasse tale dolore che le si spezzava il cuore”.
Il senso di colpa era molto vivo in lei, perché bramava di piacere a Gesù. Lo rivela una sua nota scritta mentre era ospite di una famiglia vicina al Collegio femm. delle Suore Marcelline di Vimercate che Laura frequentò per un anno come alunna esterna. La nota riguardava la sua partecipazione ad una rappresentazione teatrale, invitata in compagnia dei suoi ospiti.
“Nell’entrare mi sentii serrare il cuore così che mi misi a piangere, chinai il capo e piansi tanto che ebbi forte mal di capo. Oh come spiaceva a Gesù il vedermi in quel luogo di peccati. Mi pareva che tutto puzzasse di peccato e che i miei piedi, le mie vesti si lordassero di fango. Fin l’aria mi metteva nausea”.
Nei momenti più burrascosi della sua vita, come vedremo, il pensiero di offendere Gesù, di essere di scandalo per gli altri, sarà presente al suo spirito trepidante, come segno di un certo timore di venir meno all’AMORE.
“Tengo i miei occhi rivolti al Signore,
perché libera dal laccio il mio piede”
“Chi salirà il monte del Signore,
Chi starà nel suo luogo santo?
Chi ha mano innocenti e cuore puro…”
(Ps. 24,3-4)
A poco più di quattro anni Laura, come ricorda nelle sue note incominciò ad accostarsi al Sacramento della Confessione, e si meravigliava della grande bontà del suo Confessore, il Parroco Pietro Pirovano, che non la giudicava colpevole come lei stessa si riteneva.
Da Suora e Madre, ricorderà ancora di essere stata esposta alla tentazione della compiacenza, di amor proprio, dalla sua maestra che la sceglieva fra tutte le compagne per affidarle l’incarico della preghiera e della lettura, in piedi su una sedia.
Avvenne, anche, che la mamma, con le migliori intenzioni, introducesse nella propria casa parecchie ragazze.
Laura scriverà più tardi che le fecero del male con i loro discorsi e divertimenti (probabilmente non dovevano essere tanto pericolose).
“Buon per me, è Laura che scrive, che Dio mi conservò il gusto della preghiera”.
Le ragazze furono senz’altro allontanate, ma un giorno, senza che la mamma lo sapesse, Laura volle raggiungerle nelle loro case. Al Superiore (forse il Parroco) che la incontrò per la strada e la interrogò dove andasse, rispose una sola parte del vero, e cioè andava a comperare il tabacco per la mamma.
Per questo fatto che giudicò colpevole, Laura concepì un dolore tale che la travagliò fintanto che non ebbe detta tutta la verità. La prima volta che si confessò dal Parroco Ercole Riva (succeduto al Parroco Pirovano) scrive Laura che il Confessore, dopo averla assolta, le disse: “Figlia, il Signore ti ha fatto tante grazie, ti vuole bene, vuol essere amato da te in modo particolare, ma ora sei imperfetta”.
Queste ultime parole le accesero in cuore un desiderio struggente di purificazione, e il Sacramento della riconciliazione costitutiva per lei un momento desiderato per purificare la sua anima nel sangue di Cristo.
I Sacramenti della Cresima e dell’Eucaristia offrirono a Laura l’occasione propizia per vivere tali momenti di grazia, in modo particolare.
Si accostò al Sacramento della Riconciliazione prima dell’incontro Eucaristico “con molta tranquillità, come affermava lei stessa, sebbene provasse tale dolore che le si spezzava il cuore”.
Il senso di colpa era molto vivo in lei, perché bramava di piacere a Gesù. Lo rivela una sua nota scritta mentre era ospite di una famiglia vicina al Collegio femm. delle Suore Marcelline di Vimercate che Laura frequentò per un anno come alunna esterna. La nota riguardava la sua partecipazione ad una rappresentazione teatrale, invitata in compagnia dei suoi ospiti.
“Nell’entrare mi sentii serrare il cuore così che mi misi a piangere, chinai il capo e piansi tanto che ebbi forte mal di capo. Oh come spiaceva a Gesù il vedermi in quel luogo di peccati. Mi pareva che tutto puzzasse di peccato e che i miei piedi, le mie vesti si lordassero di fango. Fin l’aria mi metteva nausea”.
Nei momenti più burrascosi della sua vita, come vedremo, il pensiero di offendere Gesù, di essere di scandalo per gli altri, sarà presente al suo spirito trepidante, come segno di un certo timore di venir meno all’AMORE.
IL DONO DELLE SPIRITO SANTO
Il 6 ottobre 1861 festa del S. Rosario, Laura Baraggia ricevette il Sacramento della Confermazione da Mons. Carlo Caccia Dominioni nella vicina Parrocchia di Cornate d’Adda.
L’effusione della pienezza del dono dello Spirito Santo, segnò per Laura l’inizio di una vita nuova.
“Sentii in me un gran cambiamento, non mi riconoscevo più, aborriva ed evitava ciò che prima cercava ed amava, così da non poterne soffrire il pensiero”.
La solitudine e la preghiera costituivano l’oggetto costante dei suoi desideri, e la contrizione la determinava a compiere opere di penitenza corporale fino a manifestare esternamente i segni di una vera sofferenza fisica che destò preoccupazioni nella mamma la quale invitava, perciò, la figlia ad una certa distensione, e ciò affliggeva maggiormente Laura.
Ma gradatamente i doni dello Spirito Santo la introducevano nella via della fiducia, dell’abbandono, dell’Amore, e ad una maggiore conoscenza di Gesù nel dono della preghiera.
INCONTRO CON CRISTO
L’azione dello Spirito Santo la preparò all’incontro con Gesù Eucaristico.
Il Parroco Riva, viste le buone disposizioni della fanciulla le disse che le avrebbe anticipato, come dono, la prima Comunione (aveva nove anni, ma allora si doveva attendere fino a dieci – undici anni).
“Questa dolce notizia, scrive Laura, mi riempì il cuore di consolazione e mi parve l’aurora del sole che doveva rischiarare e riempire l’anima mia. Il pensiero della mia prima comunione mi occupava giorno e notte”.
IL PRIMO INCONTRO CON GESÙ NELL’EUCARESTIA
Il giorno di vigilia i genitori, che avevano preparato Laura all’incontro con Gesù, le dissero: “O Laura pensa che gran giorno è per te domani, chiedi a Gesù tante belle grazie, ma soprattutto la grazia di essere tutta sua e di amare Lui solo!”.
E da quel primo incontro l’Eucaristia divenne sempre più l’anelito della sua vita e fu, più tardi, l’anima della sua fondazione.
Furono, infatti, i momenti di grande intimità con Gesù Eucaristia (come vedremo) che illuminarono Laura circa i contenuti della sua opera apostolica e i modi di attuazione della sua vocazione all’amore per Cristo e per i fratelli.
VOCE PROFETICA
“Godi Laura che oggi sei proprio sposa di Gesù” le disse il buon Parroco Riva il giorno della prima Comunione, ed ella lo ripeteva continuamente a se stessa intensificando il suo amore per Gesù.
In quello stesso giorno visitò una povera donna inferma dalla quale imparò la preghiera che non cessò mai di recitare:
“O Gesù sarò fedele nel serbarti il mio cuore, tu vi infondi l’amor tuo, la dolcezza, l’umiltà”.
Preghiera che si sforzò di tradurre in termini vitali, perché forse, rispondenti al suo interiore orientamento verso il culto al S. CUORE.
INTUIZIONE PROFETICA
Anche al papà Cesare, uomo esemplare e cristiano fervente, era stato concesso di intuire il disegno d’amore che Dio aveva sulla figlia Laura, per questo dal letto di morte le diede una speciale benedizione, affidandola alle cure particolari della mamma.
Laura aveva 12 anni e al capezzale del papà morente raccolse i suoi ultimi ammaestramenti spirituali, con lui pregò, soffrì, amò e da lui ebbe l’ultimo ricordo:
“Corrispondi alla grazia di Dio e sta umile”.
La morte del papà la scosse profondamente tanto che si ammalò gravemente, ma tosto si riebbe.
Temeva Laura che la salute potesse nuocerle allo spirito.
“Temeva di guarire per offendervi ancora” ma Gesù le ispirava, come lei attesta: “Una nuova vita voglio da te, corrispondi alle mie grazie e compi la mia volontà”.
Il dolore, purificandola, la infiammava sempre più d’amore per Gesù che voleva far conoscere ed amare anche dagli altri.
PER GESÙ SOLO
“Gesù sarò tua e farò la tua santa volontà”
“FIAT è l’unica parola che sa dire l’umile tua serva”
(Madre Laura)
Laura era, ormai, orientata verso la vita religiosa.
Entrata come semiconvittrice nel Collegio delle Marcelline di Vimercate per dedicarsi allo studio, in vista del futuro apostolato, rispose un giorno ad una suora che l’aveva interrogata, circa la vocazione, che amava e stimava molto l’Istituto delle Marcelline, ma non si sentiva di entrarvi perché aspirava ad una vita di rigorosa penitenza.
In realtà, come appare dai suoi scritti, le piacevano: la penitenza, la contemplazione, lo spirito di adorazione (costanti nel suo sviluppo vocazionale), ma optava, anche, per l’azione apostolica.
Gesù aveva un disegno particolare su di lei, e lo portava a compimento attraverso un lungo tirocinio di sofferenza.
IL LUNGO FIAT
“Con quanta gioia, scrisse Laura, pensava al giorno che mi sarebbe permesso entrare in qualche chiostro!”.
Un giorno il mio Padre confessore mi disse: “Tu dunque brami farti religiosa?”.
“Sì, risposi, e di gran cuore”.
“Mi pare che per ora il Signore non ti voglia in Monastero, ma in altro luogo ben differente. Per ora non pensare a nulla, ma solo a metterti indifferentemente nelle mani dell’ubbidienza. Dio farà tutto… fa un giorno di ritiro, prega e tieniti pronta ad ubbidire”.
I giorni passavano e Laura s’accorgeva che qualcosa di nuovo stava maturando nei suoi confronti. Gli occhi della mamma, infatti, si rivolgevano a lei di tanto in tanto, in modo così espressivo da rendere sempre più certe le sue intuizioni.
Trascorse alcune settimane, il Parroco Riva, venuto in casa Baraggia, chiamò Laura in presenza sua e della mamma e le disse:
“Senti Laura abbiamo fatto una combinazione che ti riguarda, anche se non è di tuo genio. Tu pensi di farti monaca, invece i signori Biffi hanno insistito per averti in loro casa… non abbiamo potuto dire di no, ed abbiamo dato parola di affidarti a loro e di condurti in loro casa a Milano…”.
Laura, benché si sentisse venir meno, ebbe il coraggio, dopo alcuni istanti, di inginocchiarsi e dire: “Datemi la vostra S. Benedizione… e quando dovrò andarvi?” – “Fra qualche giorno” fu la risposta del Parroco. “Lo volete voi, lo vuole il Signore, e lo voglio io pure…”.
Seguirono giorni di attesa dolorosa e di interno martirio per Laura ma ella cercava di dissimulare tutto per non affliggere ulteriormente la mamma e il Parroco che le leggevano in viso quanto soffrisse interiormente, nonostante ella avesse accolta la proposta fattale come segno della volontà di Dio.
Infatti rispose alla mamma che l’aveva interrogata, prima di partire, se fosse veramente contenta: “Sì, perché siete contenta voi e il Parroco che mi tenete il posto di Dio. Dunque è contento anche il Signore”.
Di fronte a tale risposta la mamma “si chiamò in colpa di aver sacrificata la vocazione e la volontà della figlia sua”.
“Povera mamma! diceva il vero, ma essa aveva obbedito ed aveva eseguito, senza saperlo, il volere di Dio sopra di me…”.
Il 17 gennaio 1866, accompagnata dalla mamma e dal fratello Francesco, Laura entrò nella Casa Biffi come dama di compagnia.
La madre prima di lasciare la figlia la riportò nella Basilica di S. Babila dove, appena giunti a Milano, aveva sostato in adorazione davanti al Tabernacolo, e in preghiera davanti all’Altare della Madonna Addolorata, e le disse: “Ti affido non alle persone della terra, benché buone, ma a Gesù Sacramentato ed alla Madonna”. E fu il commiato.
Cristiani ferventi i Sig.ri Biffi circondarono di premure e di attenzioni Laura. Tuttavia ella non poteva trovarsi a suo agio in un ambiente di lusso, dove il ritmo della vita non corrispondeva certo, al suo desiderio di solitudine e di distacco da ogni cosa.
PASQUA 1867
Giunta all’età di circa 15 anni Laura si prefisse un metodo di vita che articolò inspirandosi alla vita della Bartolomea Capitanio.
Il Parroco Don Ercole Riva approvò il metodo che Laura gli aveva sottoposto, e nella Pasqua 1867 la giovinetta fece la promessa di attuarlo fedelmente.
Negli articoli 10 e 11 del suo metodo così aveva scritto:
“Fra tutte le virtù, quelle che maggiormente studierò di praticare saranno: l’umiltà, l’ubbidienza, la purità, la carità, il raccoglimento, la dolcezza, la povertà…
11) Avrò tutta la premura di soccorrere i poverelli, riconoscendo in loro la persona di Gesù Cristo. Cercherò ogni mezzo per giovare a tutti i miei prossimi, in modo particolare i peccatori, la cara gioventù, gli infermi. Dove posso non mi risparmierò e guarderò sacrifici, ma felice se potrò giovare loro!”.
UN INVITO-PREMESSA DI UN DONO
Una domenica Laura, invitata da una sua amica, si recò dalle Suore Canossiane di S. Stefano Maggiore in Milano; là si incontrò con il P. Terzi S.J. il quale, insieme al Parroco Riva, l’aiutò a realizzare il disegno divino.
Conosciuta l’azione dello Spirito in questa anima docile agli inviti della grazia, P. Terzi plasmò Laura con mano forte, tenendola, costantemente, sulla via della Croce e della rinuncia che favoriscono in lei una maturazione spirituale e la temprarono per i duri cimenti che l’attendevano nella realizzazione dell’opera in cui era chiamata.
Nel suo nuovo ambiente (Casa Biffi) Laura si sforzava di adeguarsi alle legittime richieste dei suoi Signori, quando si trattava di dividere la vita normale di ogni famiglia benestante, e nello sforzo di adattamento, si acuiva in lei il desiderio della donazione a Cristo per i fratelli.
Protestò un giorno al P. Spirituale che Gesù solo doveva essere il suo Tutto, Lui solo il padrone assoluto del suo cuore, del suo corpo, dei suoi affetti, dell’amor suo… che era pronta a morire piuttosto che “mancare di fedeltà a LUI”.
Commosso le rispose, in nome di DIO, il Direttore: “Figliuola ti voleva a questo punto. Dopo la tua franca dichiarazione ti dico: Laura sarai tutta di Gesù senza riserva… Con te Gesù SS. ha fatto quello che suol fare colle sue anime predilette. Egli ha qualche misericordioso disegno su di te. Corrispondi a tanto amore. Amalo tanto e fallo amare. Di tante grazie dovrai render conto al buon Dio. Sii sempre umile e vigilante, prega”.
NUOVE DIFFICOLTÀ
Il tempo passava e in Laura maturava sempre più la vocazione all’amore accentuando in lei il desiderio di farsi religiosa.
P. Terzi riteneva, ormai, Laura pronta a entrare in Convento non appena i Sigg. Biffi avessero chiuso gli occhi alla luce di questo mondo.
Invitava, perciò, Laura a studiare quale tipo di vita, di Istituto, trovasse rispondenti alle sue attitudini ed ispirazioni.
Già fin dall’inizio si sono manifestate in lei le attrattive per la Clausura, la penitenza, l’adorazione, il fascino dell’Eucaristia; tuttavia non sapeva scegliere subito e chiaramente.
Era inclinata fortemente alle opere di carità.
Direttore e figlia vivevano, così, ore di oscurità, di perplessità nelle quali ricorrevano più intensamente all’orazione.
Laura cercava di affrettare la luce divina praticando la penitenza.
CHE COSA VOLEVA GESÙ DA LEI ?
Il 2 febbraio 1879, Laura alle ore 13,30 entrò nella chiesa di S. Babila per fare l’adorazione eucaristica: Gesù era esposto per le Quarantore.
Si sentiva oppressa, e voleva dar sfogo alle lacrime. Volava consolare Gesù e cooperare alla salvezza dei fratelli: “Gesù caro, voglio consolare il vostro dolcissimo Cuore, voglio farvi amare e conoscere, voglio darvi anime… Insegnatemi il modo, sia pure doloroso, a nulla mi rifiuterò”.
“Fatemi conoscere la Vostra SS. Volontà… i vostri disegni su di me, povera peccatrice”.
In quel momento nella mente di Laura si susseguirono immagini: Parrocchie, funzioni, scuole, gioventù, bambini congregazioni… tante opere, tante anime.
“Gesù, dissi, che volete che io faccia?” Parve a lei che Gesù le dicesse: “Ecco il tuo compito, coraggio Laura, io sono con te e tu dal mio Cuore otterrai lumi, forza, aiuto, soccorso…”
Davanti a Laura si prospettava, ormai, la visione dell’opera che avrebbe iniziata. L’intuizione germinale andava prendendo, sempre più, una forma, un nesso organico.
La sera stessa di quel 2 febbraio scrisse: “Si, si, Amore mio Sacramentato… voglio amarTi di un grande amore, non voglio altro che ciò che Tu vuoi, mortificarmi internamente senza limite, adoperarmi senza riserva per il bene corporale e più ancora spirituale del prossimo, pronta a dare anche la vita per la salvezza delle anime…”.
Una notte, probabilmente quella seguente al 2 febbraio, Laura inginocchiata guardava il Tabernacolo attraverso le griglie della finestra: pregava, piangeva.
Poi si sentì mossa interiormente a scrivere.
Appoggiata al tavolino si mise all’opera.
Scrisse senza saper che cosa… “La mia mano pareva guidata da altri… Gesù dava prova certa che tutto era opera sua”.
Scrisse un intero quaderno. Dio l’aveva interiormente illuminata; nella sua mente si era delineata con chiarezza la nuova istituzione nelle sue linee caratteristiche principali, nella sua forma e finalità. Il P. Direttore, informato di ciò, disse a Laura che riguardasse tutto come tentazione.
Nuova sofferenza per Laura, perché due volontà la contrastavano: quella di Gesù, e quella del Direttore.
Il Padre inviò, poi, Laura alla Superiora delle Orsoline di famiglia per chiederle di essere accettata nella compagnia, in attesa che si manifestasse chiaramente la volontà di Dio.
Fu accettata come novizia e compì il suo noviziato sotto la guida del Padre stesso.
“… Che stretto e serio noviziato mi fece fare!” dirà Laura.
“Grazie o buon Gesù, grazie di tanto amore”.
ERA VICINA L’ORA
“Eccomi libera e con dei mezzi, faccia di me ciò che ritiene conforme ai divini voleri…”.
Così disse Laura al P. Terzi, dopo la morte del Cav. Francesco Biffi avvenuta il 31 dicembre 1879.
Il Padre rispose a Laura di essere al buio, e le permise che facesse penitenze; le ordinò pure di fare quindici pellegrinaggi.
Andò a Brescia ove sono le spoglie di S. Angela Merici. Consultò il P. Chiarini, della Congregazione dell’Oratorio di S. Filippo Neri e illuminato direttore di anime, alla Chiesa della Pace; lo mise a parte di tutto, gli fece leggere il quaderno di quella notte.
Il Padre Chiarini, udito e letto tutto, disse a Laura: “Figliuola ella non sarà orsolina che per poco tempo; altri disegni ha il Signore sopra di lei.
Dica al suo direttore che non abbia più dubbi, perché è troppo chiara la volontà di Dio su di lei. Glielo dica a nome mio. E lei sia umile e corrisponda alle grazie del Signore. Lei osserverà non la Regola di S. Angela Merici, ma quella che mi ha fatto leggere”.
Era vicina l’ora.
La mamma di Laura, morendo il 24 maggio 1879, aveva data una speciale benedizione alla figlia dicendole: “Questa è per l’opera che Dio vuole da Te”.
“Io t’invoco o mio Dio; dammi risposta
porgi l’orecchio, ascolta la mia voce,
mostrami i prodigi del tuo amore…”
(Ps 17(16), 6-7)
“Dio ha scelto ciò
che nel mondo è debole
per confondere i forti”
(I Cor. 1,27)
Il 5 gennaio 1880, all’inizio di un corso di S. Esercizi, Laura scriveva: “Grazie infinite vi rendo o amabile Sposo Gesù, o mia cara mamma (Maria), o mio tenero padre S. Giuseppe, finalmente si fa un po’ chiaro! Compite l’opera vostra e fate che riesca secondo il vostro Cuore”.
Alla chiusura dei S. Esercizi – 15 gennaio – così si esprimeva: “Coronate tanta misericordia e bontà ed aiutatemi a praticare davvero l’umiltà, il silenzio, la carità, a vivere ed operare solo per amor vostro, e per il bene dei fratelli”.
21 GIUGNO 1880: “Si fa un po’ di chiaro: la grazia è incominciata…”.
L’indomani 22 ore 17,30: “Grazie o dolcissimo Cuore di Gesù, la grazia me l’hai concessa. O mio Gesù qual sollievo. Dunque non più dubbi?
Eccomi pronta. O mio Dio compite l’opera vostra; Voi dovete far tutto…”.
23 GIUGNO: “La grazia è compiuta”.
Nonostante tutto il P. Direttore esitava ancora, e come ultima prova voleva un segno esterno che significasse essere veramente volontà di Dio che Laura iniziasse l’opera.
Il segno si verificò nella guarigione dell’amica Bianca Piccaluga inferma da circa 10 anni e dichiarata incurabile dai medici.
Si costituì allora il “piccolo gregge” formato da Bianca Piccaluga, Maddalena Zanotta e Rosa Bartoletti, amiche di Laura e pronte a collaborare con lei all’opera che stava iniziando nel nome del Signore.
P. Terzi, finalmente, diede a Laura la sua approvazione. Fu deciso che il 22 settembre Laura e le sue compagne si sarebbero stabilite a Sulbiate Superiore per cominciare la vita religiosa, sotto la direzione di Laura; avrebbero professata la Regola di S. Angela Merici, e dovuto attendere alla propria santificazione e al bene dei prossimi.
Le opere da compiere erano: l’Adorazione a Gesù Sacramentato, la confezione e custodia degli arredi sacri, l’oratorio festivo femminile, la spiegazione del catechismo nella Parrocchia, la preparazione dei fanciulli e delle fanciulle ai SS. Sacramenti, la scuola di lavoro per le ragazze, l’educazione dei bambini, e la visita agli infermi.
22 SETTEMBRE 1880
Quella mattina nella Chiesa dei Padri Gesuiti, sacra al Cuore di Gesù, Laura e le sue compagne parteciparono, con l’offerta di loro stesse, alla S. Messa celebrata dal P. Terzi.
Il piccolo drappello si votò al S. Cuore di Gesù per la vita e per la morte, facendo a LUI dono di tutto ciò che possedevano.
“Sentivo tutto il peso del Sacrificio, scrive Laura, e non dissi altro che: Fiat! Gesù sarò tua e farò la tua santa volontà”.
P. Terzi, dopo aver benedetto le sue figlie disse a Laura: “Laura, va in nome di Dio, te lo comando in nome di Dio, va e sii madre”.
Quando alle 10, circa, del mattino il Padre licenziò definitivamente la piccola famiglia, disse: “Andate, o figlie, in nome del Signore dove Egli vuole a fare giorno per giorno quanto Egli vorrà”.
Poco dopo il mezzogiorno partirono per Sulbiate, e verso le ore 15 erano davanti alla Chiesa parrocchiale di Brentana.
Là le attendeva il Parroco don Ercole Riva che diede loro il paterno saluto, le benedisse e promise loro che sarebbe stato padre sollecito e buono.
Poi raggiunsero Sulbiate Superiore e si stabilirono nella casa di Laura.
La sera di quello stesso giorno Laura, dopo le preghiere vespertine, rimase sola in orazione davanti al S. Cuore di Gesù. Orazione sostanziata di offerta, di abbandono per l’incertezza dell’avvenire.
E scrisse: “Sì, mio Gesù, eccomi qui dove mi chiamaste. So e conosco di essere buona a nulla… Ma voi mi voleste qui, farete tutto Voi… Mio caro Gesù, due soli desideri sento nel mio cuore: di amarvi e farvi amare, di sacrificare vita, mezzi, forze per amor vostro e per la salute dei miei prossimi…
Fate che per i meriti vostri, abbiano il loro compimento…”.



