Comunità capaci di scegliere la cura

Come la chiave musicale posta all’inizio del pentagramma da il nome alle note scritte sul rigo, così ci siamo chieste quel è la chiave musicale che dà il LA al nostro Capitolo generale. Potremo chiamarla: CURA?!?

La cura è qualcosa che ci cura, ci custodisce, ci educa… ci fa crescere… ci guarisce.

Anche a livello sociale e culturale, in questi ultimi tempi, abbiamo visto e sentito l’importanza della cura a riguardo soprattutto della pandemia.

Cosa ci ha insegnato il COVID-19?

Anzitutto che siamo persone caratterizzate da debolezze oncologiche, e quindi bisognose di cura, siamo infatti davvero fragili, vulnerabili, bisognose di relazionalità.

FRAGILI: caratteristica interna a noi, legata alla nostra storia personale, siamo persone prorogate, non ci è data la sovranità  del nostro essere…

VULNERABILI: cioè  siamo terribili, siamo porose come una spugna che assorbe la realtà intorno e ci si modella in relazione all’altro. (Moratti, 2015). Qualsiasi cosa avviene a contatto con noi, ci segna nel bene e nel male.

RELAZIONALI: noi non esistiamo senza gli altri. Aristotele affermava che l’essere umano è per natura politico: appartenenti alla polis, al popolo.  Siamo esseri singolari e plurali: ciò che dal momento esiste, consiste.

Quindi per tutta la vita apparteniamo alla cura e nella sua essenza la cura risponde ad una necessità ontologica:

quella vitale: il continuare ad essere.

Quella etica: esserci con un senso, cercare e dare il meglio di sé 

Quella terapeutica: che medica, guarisce le ferite (del corpo e dello spirito). Un poeta del secolo scorso affermava che siamo esseri arricchiti abbiamo sempre bisogno che qualcuno si prende cura di noi.

Occorre quindi la cura di sé etica.

Dell’altro diretta e indiretta.

Del mondo della casa, della comunità delle istituzioni, della congregazione (curare tutte le membra perché siamo un corpo).

Ci è stato chiesto: hai avuto cura di te? Hai vissuto e rettificato i tuoi talenti riconoscendo le tue fragilità ma anche le tue potenzialità? L’umiltà è  riconoscersi terra capace di fecondare il seme e inaridirlo… prendersi cura come il coltivare un fiore, un cespuglio di rose. Chi riconosce le proprie fragilità sa mantenersi in cammino, e riprendere fiato, sa respirare.

L’amicizia: una relazione evangelica di cura.

La relazione di cura è molto bella, ma è anche a rischio perché devi saper entrare nella dinamica di comunione e non di competizione!

La relazione buona é quella che si presenta fra pari per scegliere un legame, appunto, alla pari. Non è asimmetrica, quella è necessaria ma è un’altra cosa… (es: medico- malato, madre-figlio, insegnate-alunno)

Aristotele annovera nella categoria dell’amicizia differenti tipologie di relazione, ciascuna delle quali si fonderebbe su un differente principio generativo del legame.

Utilitaristico: mi sei utile. Edonistico: mi fa piacere… etico: desidero per te il meglio.

L’amicizia di Gesù, quella evangelica, è per noi la roccia sulla quale possiamo costruire.

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