Il nostro Arcivescovo Mario ha incontrato alle 21 nella chiesa parrocchiale di Sulbiate anche i giovani delle comunità dove siamo presenti, per dialogare con loro sul tema della vocazione. I giovani della comunità pastorale Regina degli Apostoli di Bernareggio hanno preparato delle domande da porre all’arcivescovo che toccavano i temi della definitività, del lavoro, dell’impegno in politica e della scelta di ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana.

Come vivere la vocazione? Come scegliere?

Il tema della vocazione ha a che fare con Gesù, è Lui il centro di tutto. I cristiani non sono soli, c’è Gesù e la relazione con Lui, la loro vita è intesa come una vita determinata dal rapporto con Gesù. Lui parla, è alimento, chiama, mi propone una vita e la sua chiamata è alla felicità. Madre Laura non aveva chissà che cosa, aveva Gesù con cui parlare, vivere! La vita come vocazione o la si legge così o non ha senso.

 Il contesto è scoraggiante – ha detto il vescovo Mario –  quando si parla di definitività; la questione del per sempre è rimandata perché pone l’accento su quello che io voglio, quello di cui ho bisogno. Il cristiano ha una vita con Cristo.

La chiamata di Gesù è alla felicità: questo è il punto! “La mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” sono le parole di Gesù.  Noi tutti abbiamo una sola vocazione, siamo chiamati ad essere felici per sempre nell’unione con Dio. Dunque la vocazione non è per preti e suore, Gesù chiama tutti a vivere una vita felice, Lui vuole che siamo felici.

La vocazione possiamo chiamarla sequela e anche scelta. Qual è la mia strada per la felicità? La devo scegliere, ecco perché si può chiamare scelta.

Nel mondo del lavoro, nell’impegno politico si rischia di scoraggiarsi perché spesso la strada è in salita, ma bisogna affidarsi a Dio, non perdere la speranza e, nel contempo, essere preparati, avere delle competenze, impegnarsi per il bene comune ed essere coerenti e, soprattutto, non star da soli, lavorare insieme per sostenersi, perché stare insieme fa la differenza.

Ci sono alcuni lavori che a noi sembrano vocazioni, altri che ci sembrano mestieri, ma l’arcivescovo ci ha aiutati a capire che forse non è giusto fare questa differenza, perché essa sta invece nel come si fa il proprio lavoro, nello stile che si assume. La differenza è vedere il lavoro come un servizio e, allora, può essere la vocazione.

Nell’ascoltare il vescovo Mario mentre parlava ai giovani, mi tornavano in mente le parole che ci aveva detto nel pomeriggio: Gesù è tutto. Ecco perché dire di sì a Lui è strada verso la felicità!