Come Maria di Magdala che andò ad annunciare ai discepoli: “Ho visto il Signore! e ciò che le aveva detto”, anche noi siamo chiamate in questo anno a diventare luoghi di TESTIMONIANZA del Risorto e di CARITÀ nella nostra comunità e nelle periferie esistenziali della nostra società.

Ma come diventare testimoni?

Vivendo la SEQUELA APPASSIONATA di Cristo nell’ascolto del Vangelo, sorgente di gioia: solo la Sua Parola può educarci al CAMBIAMENTO per rendere le nostre comunità segni autentici di comunione nella diversità e rinvigorire il senso di APPARTENENZA ad esse.

Ma tutto ciò sarà possibile se faremo nostre le parole che Mons. Stucchi ci ha donato durante l’omelia della Messa in apertura della giornata di programmazione per il nuovo anno.

“In questo sta l’amore,

non noi abbiamo amato Dio

ma è lui che ci ha amato per primo”.

Gv 15,12-17

Disegniamo tre cerchi, essi rappresentano tre stili di carità:

  1. il primo grande cerchio ci viene offerto da papa Francesco. “Fratelli tutti”.
    Nessuno deve essere escluso, dimenticato dal circolo dell’amore e della carità;
  2. il secondo cerchio deriva dalla Passione di Cristo. Noi facciamo storia partendo dalla Passione di Cristo.
    ” Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”.
    Siamo in Cristo e ognuno ha la sua parte da mettere in circolazione perché il corpo, l’amore di Cristo si manifesti.
    Coloro che riconoscono questo comandamento sanno che questa realtà, di essere un unico corpo in Gesù, è il frutto dell’amore che entra in circolo: c’è una vita che circola e l’amore si incarna in ogni condizione e situazione;
  3. il terzo cerchio prende corpo in ciascuna di noi, così come ha preso corpo in Madre Laura… la circolarità dell’amore fecondo ed incontenibile.
    La nostra storia di 140 anni nasce dall’amore e continua a portare amore. La vita personale con Gesù, la comunione con lui diffonde vita, apre fecondità, genera in modo creativo nel e dal nostro carisma e fa la storia…

La storia iniziata da Madre Laura oggi continua con noi.

Buon anno

Buon cammino

Buona testimonianza

Il nostro Arcivescovo Mario ha incontrato alle 21 nella chiesa parrocchiale di Sulbiate anche i giovani delle comunità dove siamo presenti, per dialogare con loro sul tema della vocazione. I giovani della comunità pastorale Regina degli Apostoli di Bernareggio hanno preparato delle domande da porre all’arcivescovo che toccavano i temi della definitività, del lavoro, dell’impegno in politica e della scelta di ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana.

Come vivere la vocazione? Come scegliere?

Il tema della vocazione ha a che fare con Gesù, è Lui il centro di tutto. I cristiani non sono soli, c’è Gesù e la relazione con Lui, la loro vita è intesa come una vita determinata dal rapporto con Gesù. Lui parla, è alimento, chiama, mi propone una vita e la sua chiamata è alla felicità. Madre Laura non aveva chissà che cosa, aveva Gesù con cui parlare, vivere! La vita come vocazione o la si legge così o non ha senso.

 Il contesto è scoraggiante – ha detto il vescovo Mario –  quando si parla di definitività; la questione del per sempre è rimandata perché pone l’accento su quello che io voglio, quello di cui ho bisogno. Il cristiano ha una vita con Cristo.

La chiamata di Gesù è alla felicità: questo è il punto! “La mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” sono le parole di Gesù.  Noi tutti abbiamo una sola vocazione, siamo chiamati ad essere felici per sempre nell’unione con Dio. Dunque la vocazione non è per preti e suore, Gesù chiama tutti a vivere una vita felice, Lui vuole che siamo felici.

La vocazione possiamo chiamarla sequela e anche scelta. Qual è la mia strada per la felicità? La devo scegliere, ecco perché si può chiamare scelta.

Nel mondo del lavoro, nell’impegno politico si rischia di scoraggiarsi perché spesso la strada è in salita, ma bisogna affidarsi a Dio, non perdere la speranza e, nel contempo, essere preparati, avere delle competenze, impegnarsi per il bene comune ed essere coerenti e, soprattutto, non star da soli, lavorare insieme per sostenersi, perché stare insieme fa la differenza.

Ci sono alcuni lavori che a noi sembrano vocazioni, altri che ci sembrano mestieri, ma l’arcivescovo ci ha aiutati a capire che forse non è giusto fare questa differenza, perché essa sta invece nel come si fa il proprio lavoro, nello stile che si assume. La differenza è vedere il lavoro come un servizio e, allora, può essere la vocazione.

Nell’ascoltare il vescovo Mario mentre parlava ai giovani, mi tornavano in mente le parole che ci aveva detto nel pomeriggio: Gesù è tutto. Ecco perché dire di sì a Lui è strada verso la felicità!

Giovedì 24 settembre, l’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini è venuto a Subiate per celebrare con le suore e la comunità cristiana il 140esimo di fondazione della nostra Famiglia.

Per prima cosa si è recato al Centro Madre Laura, casa natale della fondatrice, dove ha incontrato le suore malate.

A seguire ha incontrato le suore nella cappella di Casa Madre, invitandole a vivere la grazia e la benedizione di ogni stagione della vita.

Alle 18 nella Chiesa Parrocchiale di Sulbiate, con un’assemblea proveniente dalle diverse comunità in cui siamo presenti, abbiamo pregato il rosario, lasciando che le parole di Madre Laura ci aiutassero ad entrare in profondità nei misteri della luce; a conclusione del rosario, l’arcivescovo ci ha invitato a riconoscere in Madre Laura e ad imparare da lei il linguaggio forte del considerarsi niente senza Gesù e del riconscere in Lui il proprio tutto e tutto vivere e donare in Lui e per Lui.

Ecco le parole con cui una sorella fa sintesi dell’esperienza spirituale della giornata:

In occasione dei140 anni di fondazione delle suore della Famiglia del sacro Cuore posso dire di aver vissuto momenti di grande emozione tra preghiere e condivisione. La presenza e le parole dell’Arcivescovo Monsignor Mario Delpini, ci hanno inviato a riflettere sulla vita di Madre Laura, donna fortemente innamorata del Cuore di Gesù. In Lui e per Lui ha vissuto e ha saputo trasmettere questo amore a chi le stava vicino. Mi ha fatto riflettere l’inconveniente del passaggio causa maltempo che abbiamo dovuto fare per il momento di preghiera dal cortile, dove era tutto pronto per la recita del Rosario, alla Cappella delle suore prima e alla Chiesa parrocchiale poi: il significato è stato grande dato che in questi luoghi Madre Laura trovava conforto, prendeva decisioni e metteva nel Cuore di Gesù tutte le sue preoccupazioni e proprio qui ha saputo trasformare il suo cuore nel Cuore di Gesù.

Suor Agnese